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Categoria: Cronaca

Un difficile decennio: gli anni 70 a Torino, documentario con luci e ombre – Cinefestival.

È morto il jazzista Nicola Arigliano Una vita tra musica e televisione – Corriere del Mezzogiorno.

Il memoriale del cantautore:”Sono un viaggiatore di confine”
Le sigarette sono rimaste nel cassetto, nel luogo proibito, a portata di mano. Ogni tanto Francesco Guccini accarezza la stessa intensa sensazione della giovinezza. L’ebbrezza della trasgressione, il fiammifero che brucia il tabacco, la prima boccata da trattenere in gola, come ai tempi in cui sul greto del fiume, dopo aver cucinato con gli amici dell’adolescenza polli rubati o pesci d’acqua dolce, aspirava i rametti secchi e porosi, i “vizzadri” e qualche sigaro, con effetti tragicomici. Un paio d’anni fa, gli avevano garantito, con la sicumera che contraddistingue i crociati, che nulla sarebbe stato più come prima. Che sapori e odori, sarebbero tornati, come per magia. Da quando ha scoperto l’inganno, Guccini ha ripreso a fumare con più lena di prima. Innaffiando con il rosso le notti stellate, con un libro nella destra e la filosofia ancestrale, la stessa di sempre, a occupare i pensieri.

Diciassette capitoli firmati dal cantuatore, altre cento pagine critiche di Alberto Bertoni: “Non so che viso avesse” è già in libreria
di Brunella Torresin – Repubblica Bologna

Francesco Guccini

«Ho scritto più introduzioni io di quanti romanzi abbia scritto Alessandro Dumas», confessa Francesco Guccini. Sembra quasi lamentarsene un po´, nelle belle pagine che ha dedicato a Bonvi – una lunga affettuosa lettera all´amico scomparso – in «Non so che viso avesse»: la storia della sua vita, scritta a quattro mani con l´italianista e poeta Alberto Bertoni, pubblicata da Mondadori nella collana Ingrandimenti, e da ieri in libreria (pp. 225, € 16). Anche le centocinque pagine autobiografiche che precedono le centonove pagine critiche di Bertoni (su Vita e opere di Francesco) hanno il sapore di un´introduzione, molto più che di un racconto sistematico. Come scrive Bertoni, «a 22 anni Francesco Guccini aveva già tentato le carriere di studente universitario, di giornalista e di cantante con diversi gruppi dai nomi improbabili».

Dai beati anni dell´infanzia al tirocinio da giornalista alla Gazzetta di Modena, dalla naja al primo complesso, dalle prime canzoni al primo concerto e fino alla Locomotiva, Guccini (oggi sulla soglia dei settant´anni, essendo nato a Modena il 14 giugno 1940) si racconta in diciassette capitoli, erratici, talvolta suggeriti dalle domande di un invisibile interlocutore (che altri non è che Beppe Cottafavi, il fondatore di Comix, lo svela l´autore). Diciassette capitoli per descrivere un mondo perduto, ma senza farci dei drammi. Oggi «tutto va sulla fretta e il consumo», e «allora, amen». «I tempi sono tempi. Ed è inutile piangere sul latte, pardon, sul vino versato». Scrive di osterie, naturalmente. Lui ha molto amato l´Osteria dei Poeti, quando l´oste era Paolo, mite stalinista. E l´Osteria delle Dame, che ha creato dal nulla, nell´ottobre del ´70, assieme a «un frate domenicano, padre Michele Casali che, figlio di un soprano e di un impresario teatrale era stato a sua volta impresario». Oggi «L´osteria è morta, ma non gridiamo, come per i re: “Viva l´osteria”». Non racconta pressoché mai le sue canzoni (a parte una, La locomotiva), ma racconta dell´amore per i libri («una piacevole condanna, una dolce maledizione»), per le biblioteche e per molte librerie domestiche.

continua…

Sul palco del Teatro Perempruner a Grugliasco, il 9 gennaio 2010, gli amici di Cantovivo salutano Alberto Cesa suonando la sua “ninna nanna”.