Nel percorrere i 730 km che separano il Cern dal Gran Sasso ci hanno messo 60 nanosecondi meno del previsto, rivela l’analisi dei dati sull’esperimento. Oggi i dettagli
ROMA – C’è la conferma ufficiale: la velocità della luce è stata superata. I neutrini sono più veloci della luce di circa 60 nanosecondi. Il risultato è ottenuto dall’esperimento Cng 1s (Cern Neutrino to Gran Sasso), nel quale un fascio di neutrini viene lanciato dal Cern verso i Laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Il risultato si deve alla collaborazione internazionale Opera, che con i rivelatori che si trovano nei Laboratori del Gran Sasso ha analizzato oltre 15.000 neutrini tra quelli che, una volta prodotti dall’acceleratore del Cern Super Proton Synchrotron, percorrono i 730 chilometri che separano il Cern dal Gran Sasso. I dati dimostrano che i neutrini impiegano 2,4 millisecondi per coprire la distanza, con un anticipo di 60 miliardesimi di secondo rispetto alla velocità attesa. L’analisi dei dati, raccolti negli ultimi tre anni, dimostra che i neutrini battono di circa 20 parti per milione i 300.000 chilometri al secondo ai quali viaggia la luce. Un comunicato del Cern annuncia che i risultati saranno presentati oggi a Ginevra in un seminario alle 16, ritrasmesso via web all’indirizzo http://webcast.cern.ch 2.
repubblica.it “Neutrini più veloci della luce” Messo in discussione Einstein
Clamorosi risultati di uno studio del Cern e dell’Infn guidato da un fisico italiano: particelle sparate da Ginevra al Gran Sasso hanno infranto il muro considerato invalicabile dalla fisica. Margherita Hack: “Sarebbe una rivoluzione”
ROMA – I risultati, se confermati, possono rimettere in discussione le regole della fisica cristallizzate dalle teorie di Albert Einstein, secondo le quali niente nell’universo può superare la velocità della luce. Un gruppo di ricercatori del Cern e dell’Infn guidato dall’italiano Antonio Ereditato ha registrato che i neutrini possono viaggiare oltre quel limite. Le particelle hanno coperto i 730 chilometri che separano i laboratori di Ginevra da quelli del Gran Sasso a una velocità più alta di quella della luce.
Dal sito Il VeloSolex in Italia
Nell’aprile del 1946 veniva alla luce il primo VeloSolex, la produzione era della francese SOLEX – Société Industrielle de Fabrication pour l’Automobile et le Cycle, societa a responsabilità limitata con un capitale di 40.000.000 franchi e si trovava al numero 68 di boulevard de Verdun a COURBEVOIE (Seine).
Il VeloSolex veniva costruito su licenza in diversi paesi europei: in Spagna, Olanda, Danimarca e Svizzera ed aveva delle catene di assemblaggio in Irlanda, Finlandia, Grecia e Cipro.
L’istituto nazionale di fisica nucleare, in sigla INFN, è l’istituto italiano che promuove, coordina ed effettua la ricerca scientifica nel campo della fisica nucleare,subnucleare e astroparticellare, nonché lo sviluppo tecnologico necessario alle attività in tali settori. Opera in stretta connessione con l’Università e nell’ambito della collaborazione e del confronto internazionale.
(wikipedia) (sito infn)
ORIGINI
L’INFN venne istituito l’8 agosto 1951 da gruppi delle Università di Roma, Padova, Torino e Milano al fine di proseguire e sviluppare la tradizione scientifica iniziata negli anni ’30 con le ricerche teoriche e sperimentali di fisica nucleare di Enrico Fermi e della sua scuola.
Nella seconda metà degli anni ’50 l’INFN progettò e costruì il primo acceleratore italiano, l’elettrosincrotrone realizzato a Frascati dove nacque il primo Laboratorio Nazionale dell’Istituto. Nello stesso periodo iniziò la partecipazione dell’INFN alle attività di ricerca del CERN, il Centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra, per la costruzione e l’utilizzo di macchine acceleratrici sempre più potenti.
Il memoriale del cantautore:”Sono un viaggiatore di confine”
Le sigarette sono rimaste nel cassetto, nel luogo proibito, a portata di mano. Ogni tanto Francesco Guccini accarezza la stessa intensa sensazione della giovinezza. L’ebbrezza della trasgressione, il fiammifero che brucia il tabacco, la prima boccata da trattenere in gola, come ai tempi in cui sul greto del fiume, dopo aver cucinato con gli amici dell’adolescenza polli rubati o pesci d’acqua dolce, aspirava i rametti secchi e porosi, i “vizzadri” e qualche sigaro, con effetti tragicomici. Un paio d’anni fa, gli avevano garantito, con la sicumera che contraddistingue i crociati, che nulla sarebbe stato più come prima. Che sapori e odori, sarebbero tornati, come per magia. Da quando ha scoperto l’inganno, Guccini ha ripreso a fumare con più lena di prima. Innaffiando con il rosso le notti stellate, con un libro nella destra e la filosofia ancestrale, la stessa di sempre, a occupare i pensieri.
Diciassette capitoli firmati dal cantuatore, altre cento pagine critiche di Alberto Bertoni: “Non so che viso avesse” è già in libreria
di Brunella Torresin – Repubblica Bologna
«Ho scritto più introduzioni io di quanti romanzi abbia scritto Alessandro Dumas», confessa Francesco Guccini. Sembra quasi lamentarsene un po´, nelle belle pagine che ha dedicato a Bonvi – una lunga affettuosa lettera all´amico scomparso – in «Non so che viso avesse»: la storia della sua vita, scritta a quattro mani con l´italianista e poeta Alberto Bertoni, pubblicata da Mondadori nella collana Ingrandimenti, e da ieri in libreria (pp. 225, € 16). Anche le centocinque pagine autobiografiche che precedono le centonove pagine critiche di Bertoni (su Vita e opere di Francesco) hanno il sapore di un´introduzione, molto più che di un racconto sistematico. Come scrive Bertoni, «a 22 anni Francesco Guccini aveva già tentato le carriere di studente universitario, di giornalista e di cantante con diversi gruppi dai nomi improbabili».
Dai beati anni dell´infanzia al tirocinio da giornalista alla Gazzetta di Modena, dalla naja al primo complesso, dalle prime canzoni al primo concerto e fino alla Locomotiva, Guccini (oggi sulla soglia dei settant´anni, essendo nato a Modena il 14 giugno 1940) si racconta in diciassette capitoli, erratici, talvolta suggeriti dalle domande di un invisibile interlocutore (che altri non è che Beppe Cottafavi, il fondatore di Comix, lo svela l´autore). Diciassette capitoli per descrivere un mondo perduto, ma senza farci dei drammi. Oggi «tutto va sulla fretta e il consumo», e «allora, amen». «I tempi sono tempi. Ed è inutile piangere sul latte, pardon, sul vino versato». Scrive di osterie, naturalmente. Lui ha molto amato l´Osteria dei Poeti, quando l´oste era Paolo, mite stalinista. E l´Osteria delle Dame, che ha creato dal nulla, nell´ottobre del ´70, assieme a «un frate domenicano, padre Michele Casali che, figlio di un soprano e di un impresario teatrale era stato a sua volta impresario». Oggi «L´osteria è morta, ma non gridiamo, come per i re: “Viva l´osteria”». Non racconta pressoché mai le sue canzoni (a parte una, La locomotiva), ma racconta dell´amore per i libri («una piacevole condanna, una dolce maledizione»), per le biblioteche e per molte librerie domestiche.