Si vive di sottrazioni. Si vive sommando le occasioni perdute, gli incontri mancati, gli amori finiti, le ore e i giorni e le notti consumati nell’attesa. Alla fine ciò che resta è una montagna di cose che non ci sono mai state.
Qual è la differenza, alla fine della corsa, fra una vita “riuscita” e una “fallita”? Non si arriva forse tutti alla medesima morte?
Il segreto sta nelle sottrazioni.
Quante e quanto sono state grandi.
Per ciò che mi riguarda, il calcolo è semplice.
Un’unica, ininterrotta sottrazione.
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