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se non ora, quando?

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Archivio per febbraio 2010

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Pioggia e sole
cambiano
la faccia alle persone
Fanno il diavolo a quattro nel cuore e passano
e tornano
e non la smettono mai
Sempre e per sempre tu
ricordati
dovunque sei,
se mi cercherai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Ho visto gente andare, perdersi e tornare
e perdersi ancora
e tendere la mano a mani vuote
E con le stesse scarpe camminare
per diverse strade
o con diverse scarpe
su una strada sola
Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai

Chet Baker

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1956

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Diciassette capitoli firmati dal cantuatore, altre cento pagine critiche di Alberto Bertoni: “Non so che viso avesse” è già in libreria
di Brunella Torresin – Repubblica Bologna

Francesco Guccini

«Ho scritto più introduzioni io di quanti romanzi abbia scritto Alessandro Dumas», confessa Francesco Guccini. Sembra quasi lamentarsene un po´, nelle belle pagine che ha dedicato a Bonvi – una lunga affettuosa lettera all´amico scomparso – in «Non so che viso avesse»: la storia della sua vita, scritta a quattro mani con l´italianista e poeta Alberto Bertoni, pubblicata da Mondadori nella collana Ingrandimenti, e da ieri in libreria (pp. 225, € 16). Anche le centocinque pagine autobiografiche che precedono le centonove pagine critiche di Bertoni (su Vita e opere di Francesco) hanno il sapore di un´introduzione, molto più che di un racconto sistematico. Come scrive Bertoni, «a 22 anni Francesco Guccini aveva già tentato le carriere di studente universitario, di giornalista e di cantante con diversi gruppi dai nomi improbabili».

Dai beati anni dell´infanzia al tirocinio da giornalista alla Gazzetta di Modena, dalla naja al primo complesso, dalle prime canzoni al primo concerto e fino alla Locomotiva, Guccini (oggi sulla soglia dei settant´anni, essendo nato a Modena il 14 giugno 1940) si racconta in diciassette capitoli, erratici, talvolta suggeriti dalle domande di un invisibile interlocutore (che altri non è che Beppe Cottafavi, il fondatore di Comix, lo svela l´autore). Diciassette capitoli per descrivere un mondo perduto, ma senza farci dei drammi. Oggi «tutto va sulla fretta e il consumo», e «allora, amen». «I tempi sono tempi. Ed è inutile piangere sul latte, pardon, sul vino versato». Scrive di osterie, naturalmente. Lui ha molto amato l´Osteria dei Poeti, quando l´oste era Paolo, mite stalinista. E l´Osteria delle Dame, che ha creato dal nulla, nell´ottobre del ´70, assieme a «un frate domenicano, padre Michele Casali che, figlio di un soprano e di un impresario teatrale era stato a sua volta impresario». Oggi «L´osteria è morta, ma non gridiamo, come per i re: “Viva l´osteria”». Non racconta pressoché mai le sue canzoni (a parte una, La locomotiva), ma racconta dell´amore per i libri («una piacevole condanna, una dolce maledizione»), per le biblioteche e per molte librerie domestiche.

continua…