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se non ora, quando?

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Archivio per gennaio 2010

Per la pasta: 500 gr di farina, 3 uova intere, 200 gr di zucchero, 200 gr di strutto.

Per il ripieno: 420 gr di grano cotto, 100 gr di latte, 30 gr di burro, 700 gr di ricotta freschissima, 500 gr di zucchero, 5 uova intere e 2 tuorli, un cucchiaio di acqua di fior d’arancio, limone.

Mettere al fuoco in una casseruola il grano cotto aggiungendo il latte e il burro e la scorza grattugiata di un limone.

Riscaldare per circa 10 minuti mescolando finchè non diventi crema. Frullare, a parte, la ricotta con lo zucchero, le uova intere e i tuorli, la bustina di vaniglia e l’acqua di fior d’arancio. Lavorare il tutto fino a rendere l’impasto molto sottile.

Aggiungere una grattata di scorza di limone. Preparare una pasta frolla con la farina, le uova, lo zucchero e lo strutto.

Fare un impasto senza lavorarlo troppo.

Lasciarlo a riposare per mezz’ora, poi, stenderlo e rivestire una tortiera o più tortiere, distribuendo uniformemente il composto di ricotta. Decorare la pastiera con strisce di pasta frolla. Mettere in forno a fuoco moderato per circa 1 ora finchè la pastiera avrà preso il colore ambrato.

Spegnere il forno e lasciare che l’impasto si ritiri. Spolverare con zucchero a velo. E’ ottima anche dopo due o tre giorni.

Alessandro Baricco

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Potevi girarti da qualsiasi parte ma tutto sembrava maledettamente uguale. Niente che parlasse, o ti guardasse. Un deserto marcio, senza parole e senza direzioni. Continuava a guardarsi intorno, il signor Rail, ma non c’era verso di venirne a capo. Proprio non riusciva a capirlo. Niente da fare. Non riusciva proprio a scoprirlo. Da che parte era la vita.


Il risultato era che, del mondo, Mormy aveva una percezione, per così dire, intermittente. Una sequela di immagini fisse – meravigliose – e mozziconi di cose perdute, cancellate, mai arrivate ai suoi occhi. Una percezione sincopata. Gli altri percepivano il divenire. Lui collezionava immagini che erano e basta.
continua…


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Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

Appena seppi, solamente, che esistevo

E che avrei potuto essere, continuare,

ebbi paura di ciò, della vita.

Desiderai che non mi vedessero

Che non si conoscesse la mia presenza.

Divenni magro, pallido, assente,

non volli parlare perché non potessero

riconoscere la mia voce non volli vedere

perché non mi vedessero.

Camminando, mi strinsi contro il muro

come un’ombra che scivola via.

Mi sarei vestito di tegole rosse, di fumo

Per restare li ma invisibile

Essere presente in tutto, ma lungi

conservare la mia identità oscura

legata al ritmo della primavera

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